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RICCHEZZA ECONOMICA E BENE COMUNE

Anche Matteo Caroli, vice preside di Economia presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, richiama i nuovi concetti dell’enciclica di Benedetto XVI, che modificano l’attuale concetto di “imprenditore”. L’enciclica - afferma Caroli - chiama il mondo dell’impresa ad un grande salto in avanti, sostenuto dal principio del “dono senza contropartita” e di uno stile di vita “sobrio”.

Di Matteo Caroli

La nuova enciclica di Benedetto XVI offre punti di riferimento illuminanti per superare i limiti ormai chiari dei modelli aziendali oggi prevalenti. Il Papa evidenzia come l’impresa, pur rimanendo organizzazione volta alla creazione di ricchezza economica, possa essere animata da finalità legate al bene comune. Al paragrafo 37 scrive: “Nel mercato si aprono spazi per attività economiche realizzate da soggetti che operano secondo principi diversi da quelli del puro profitto, senza rinunciare a produrre valore economico”. Questa idea viene ribadita più avanti, al paragrafo 40, quando si dice “la gestione d’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa. Deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa”. L’azienda è chiamata ad essere motore di un’evoluzione equilibrata della Comunità di cui è parte; del resto, ogni buon imprenditore sa che la qualità del contesto in cui essa è inserita incide in modo rilevante sulla sua competitività. Un altro passaggio di grandissimo rilievo riguarda l’imprenditorialità. Al paragrafo 41 è scritto: “L’imprenditorialità prima di avere un significato professionale, ne ha uno umano. È iscritta in ogni lavoro (…) per cui è bene che ad ogni lavoratore sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia lavorare in proprio”; si riprende il pensiero di Paolo VI per il quale “ogni lavoratore è un creatore”. Sono concetti che modificano l’attuale concetto di “imprenditore”, pongono la “creatività” al centro della produzione e orientano l’organizzazione del lavoro in azienda, i meccanismi di sviluppo professionale, le relazioni sindacali. La Caritas in veritate chiama il mondo dell’impresa ad un grande salto in avanti, sostenuto da due principi antichi ma oggi quasi “rivoluzionari”: il “dono senza contropartita” e uno stile di vita “sobrio” che significa la consapevolezza del proprio limite per lasciare spazio anche agli altri. È evidente che questa maturazione deve riguardare non solo chi fa impresa, ma tutti gli attori di una Comunità, ed infatti un passaggio dell’enciclica è dedicato al “consumatore responsabile”. Qui il pensiero di Benedetto XVI assume grande significato anche rispetto alla attuale crisi: sarà solo da un impegno comune, organico e condiviso che potranno derivare le forze per il rilancio dell’economia mondiale.

(Fonte www.creditocooperativo.it)



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