Sin dall’inizio della pandemia, il mondo del non profit ha dato prova ancora una volta di essere molto più di una fonte di risorse economiche e finanziarie. In molti territori è stato un vero e proprio collante sociale, un aggregatore di bisogni nuovi e non accolti.

È altrettanto vero, però, che il grande caos seguito all’emergenza sanitaria e all’esigenza di prestare aiuto immediato a chi era impegnato in prima linea nella lotta al Coronavirus ha dirottato sugli ospedali e sulle strutture deputate alla cura molta parte delle donazioni e dei contributi solitamente destinati agli Enti e alle organizzazioni più piccole e con mission più diversificate.

Un trasferimento di generosità e impegno che, seppur comprensibile, ha determinato un blocco generalizzato delle attività in molti settori con effetti negativi sulle progettualità avviate e sulle prospettive di esistenza di molte organizzazioni impegnate nel sociale.

Chi volesse approfondire lo stato in cui si trova il non profit oggi può consultare i dati interattivi di Non Profit Philanthropy Social Good Covid-19 Report, l’ampia indagine realizzata da Italia Non Profit e Assifero tra aprile e giugno 2020 mettendo insieme i riscontri forniti da oltre 1400 soggetti intervistati. 

I numeri della crisi 

Dall’indagine, scaricabile gratuitamente, emergono dati preoccupanti.

Il 30% degli intervistati ha denunciato un blocco nella attività formative ed educative, il 28,4% ha dovuto sospendere le iniziative dedicate al tempo libero e alle attività culturali e il 18,7% ha dovuto bloccare l’assistenza alle persone. 

Per il 41 per cento degli interpellati, inoltre, si prospetta una riduzione delle entrate del 50% e una considerevole percentuale di Enti ha dichiarato che per continuare a operare ha necessità di reperire fondi e fare formazione specifica per gestire la lotta alla pandemia e per utilizzare in maniera efficace gli strumenti digitali.

Quanto al “dopo pandemia”, le organizzazioni non profit dovranno consolidare un processo di trasformazione, investire nella raccolta fondi (19,9%) e nella formazione (13,4%), creare riserve finanziare per ridurre l’impatto di eventuali crisi future (16%) e promuovere iniziative per farsi conoscere di più sul territorio (15,2%). 

Una trasformazione per la quale sarebbero necessari più contributi non vincolanti a progetti specifici (53,5%) e donazioni di beni come computer o software (17,3).   

Oltre 975 iniziative e 785 milioni di donazioni

Il Report evidenzia anche il grande sforzo fatto. La mappatura ha infatti rilevato che nel periodo aprile-luglio 2020, grazie a 722 donatori, sono state realizzate 975 iniziative che nell’insieme hanno mosso più di 785 milioni di euro. 

Le Regioni che hanno maggiormente beneficiato delle donazioni sono state Lombardia (326), Emilia Romagna (101), Piemonte (89) e Veneto (85).